AmantesAmentes

L’amavo. Ma non c’era niente che potessi fare. Anzi sì, una cosa c’era: accesi il motore e me ne andai.

— Charles Bukowski. (via 30settembre)

(via tutto-lamore-che-ho)

Devo riconoscertelo. Sei stato il mio addio più faticoso. Sei stato il mio addio che non volevo pronunciare. Sei stato il mio addio ripetuto tantissime volte. Sei stato quello gridato, sussurrato, detto con odio, con amore, con tutti i sentimenti possibili. Sei il mio addio che metterò sempre in dubbio.

—Distorted Fables (via quelmareciavevafregato)

(via ocean-of-unsaid-words)

Fammi essere forte, forte di sonno e di intelligenza e forte di ossa e di fibra; fammi imparare, attraverso questa disperazione, a distribuirmi: a sapere dove e a chi dare, a riempire i brevi momenti e le chiacchiere casuali di quell’infuso speciale di devozione e amore che sono le nostre epifanie. A non essere amara. Risparmiamelo il finale, quel finale acido citrico aspro che scorre nelle vene delle donne in gamba e sole. Non farmi disperare al punto da buttar via il mio onore per la mancanza di consolazione; non farmi nascondere nell’alcool e non permettere che mi laceri per degli sconosciuti; non farmi essere tanto debole da raccontare agli altri come sanguino dentro; come giorno dopo giorno gocciola, si addensa e si coagula.

—Sylvia Plath, Diari (via esterarmanino)

(via egocentricacomeigatti)

Gli uomini, ti dicevo.
Amali, ma senza farti troppo male.
Amali, senza mai mancarti di rispetto.
Sono tremendamente imperfetti, credimi, a volte sono rozzi, spesso non trovano le parole, anzi stanno semplicemente troppo zitti, quando tu avverti il desiderio di essere inondata di verbi, sostantivi e aggettivi o vorresti che usassero l’infallibile intelligenza del cuore piuttosto che la labile ragionevolezza della mente.
Amali perché sono fragili, anche quando esibiscono muscoli da palestra, comprendi, senza tradire te stessa, la loro frugalità d’animo: è solo timidezza, a volte, e maschera implacabili menti matematiche che non apprezzano la bellezza del caos.
Prova a giustificarli se non riescono a essere ragionevolmente indipendenti come siamo noi.
Il loro cruccio è che non sanno maneggiare i sentimenti, e perdonali se pronunciano raramente l’invocato “ti amo”:
non hanno letto abbastanza poesie.
Sii sempre loro amica e te ne saranno grati.
Sorridi, tollerante, quando ti accorgi che mentono sapendo di mentire: l’ironia delle donne è un’arma della quale non conoscono la sottile arguzia, l’alleanza femminile li sconcerta, la generosità li meraviglia.
Regala loro dei romanzi: nella buona letteratura sono racchiuse le migliori risposte.
Spiega loro il coraggio e la lealtà, la potenza di un abbraccio e il languore di una carezza fra i capelli.
Infine sposali, se sanno cucinare e solo quando avranno imparato ad asciugare quella lacrima sul ciglio dei tuoi occhi fieri.

Paola Calvetti - Lettera a mia figlia sugli uomini (via mariofiorerosso)

(via mariofiorerosso-deactivated2014)

Amo per non possedere, per lasciare andare, per riempire di me una donna e darle la mia voglia indomita di vivere. Amo affinché tu sia tua, affinché non abbia padrone. Amo per sminuire quelli che conoscerai dopo di me. Amo perché sono superiore al mio amore, perché in lontananza tu sappia che io sono qualcosa che possiedi e non che ti manca. Tutto questo per dirti che mi manchi e che non trovo l’antidoto. Tutto questo per dirti che il fatto che mi manchi non mi ferisce né mi cura. Tutto questo per dirti che il tuo ricordo è il male più forte che mi faccio io stesso. Ma questo male è l’unico modo in cui posso ancora amarmi e respirarti.

Efraim Medina Reyes - C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo (via mariofiorerosso)

(via mariofiorerosso-deactivated2014)